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Al via la raccolta fondi per il progetto “Gaming che cura” che mira a introdurre la Video Game Therapy all’interno del Reparto di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale Niguarda.

A sostegno del progetto è attiva una campagna di raccolta fondi sul portale “Crowd for Life”, la piattaforma di crowdfunding di Crédit Agricole Italia, che contribuirà con un terzo dell’importo donato. I fondi raccolti serviranno per allestire postazioni terapeutiche dedicate, acquistare software e tecnologie specifiche per lo svolgimento delle attività.

A supporto del progetto, Spazio Vita Niguarda metterà a disposizione i propri spazi e le proprie tecnologie, rafforzando concretamente il servizio offerto all’Ospedale Niguarda e ai suoi pazienti, contribuirà inoltre con un cofinanziamento per la formazione dei propri specialisti e degli operatori del reparto di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

All’interno del polo tecnologico TechLAB, nel 2024 è nato il punto Gaming for All, uno spazio dedicato al videogioco accessibile e inclusivo, concepito come ambiente di socializzazione, apprendimento e benessere. Oltre a persone con disabilità motoria, al centro partecipano bambini e giovani coinvolti in attività STEM e laboratoriali sulle nuove tecnologie.

Nell’ultimo anno, “Gaming for All” ha intrapreso un’evoluzione significativa, trasformandosi da contesto ludico inclusivo a laboratorio di sperimentazione terapeutica, in grado di dialogare in modo strutturato con il contesto clinico ospedaliero. Questa naturale evoluzione ha portato all’introduzione della Video Game Therapy (VGT) come strumento terapeutico integrato nei percorsi di cura.

Il progetto

Gaming che cura: quando il gioco diventa una nuova strada di cura al Niguarda

Per alcuni adolescenti con disturbi del neurosviluppo, le parole non bastano. Lo sguardo si abbassa, il silenzio prende spazio e la relazione diventa difficile.

Questo succede in particolare in presenza di disturbi dello spettro autistico e disturbo da deficit di attenzione con iperattività, non perché manchi il desiderio di stare meglio, ma perché i percorsi terapeutici tradizionali, basati soprattutto sul linguaggio verbale, non sempre riescono a incontrare il loro modo di comunicare, sentire e stare nel mondo.

È da questo bisogno reale e spesso invisibile che nasce “Gaming che cura”, il progetto promosso da Spazio Vita Niguarda che porta la Video Game Therapy (VGT) all’interno dell’ospedale. Un progetto che sceglie di partire da ciò che i ragazzi conoscono e abitano ogni giorno: il videogioco. Non come evasione, ma come linguaggio terapeutico, capace di creare un ponte tra la persona e il percorso di cura.

Qui il gioco non serve a distrarre, ma a entrare in relazione, a costruire fiducia, a dare forma alle emozioni, a rinforzare le funzioni esecutive, spesso deficitarie nei pazienti con disturbo del neurosviluppo. In un setting clinico strutturato e supervisionato, il videogioco diventa uno spazio sicuro in cui i ragazzi possono sentirsi competenti, riconosciuti, protagonisti del proprio percorso,  così

Il progetto sperimentale, promosso da Spazio Vita Niguarda in collaborazione con il reparto di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza  dell’Ospedale Niguarda, diventerà la prima esperienza avviata in un grande ospedale milanese che introdurrà la Video Game Therapy come strumento terapeutico. L’iniziativa sarà gestita da un’équipe multidisciplinare, formata e affiancata dal Dottor Francesco Bocci, che attraverso un approccio scientifico rigoroso e una metodologia consolidata, formerà i professionisti sanitari, psicologi e tecnici specializzati, impegnati nella cura dei ragazzi coinvolti nel progetto.

Attraverso il gioco, il terapeuta entra nel mondo del ragazzo utilizzando il suo linguaggio, osserva emozioni e comportamenti in tempo reale, costruisce obiettivi condivisi e rafforza l’alleanza terapeutica. I ragazzi riscoprono il senso di efficacia, la motivazione e la fiducia, elementi fondamentali per riattivare il desiderio di stare meglio.

Sostenere Gaming che cura significa rendere la cura più inclusiva, raggiungere ragazzi che oggi rischiano di restare esclusi dai percorsi terapeutici tradizionali, introducendo uno strumento innovativo che si è già dimostrato valido in altri contesti di cura.

Significa anche investire in una sperimentazione in piccoli gruppi che, dopo questa prima fase pilota, sarà propedeutica alla creazione di un modello replicabile in altri contesti clinici (disturbi alimentari, dipendenze, …) ampliando così l’impatto positivo di questo approccio innovativo.

Con il tuo contributo, potrai contribuire a trasformare il videogioco in cura, relazione e futuro facendo la differenza per tanti giovani che si trovano ad affrontare un importante disagio.
 Possiamo offrire a questi adolescenti una nuova possibilità di essere ascoltati, riconosciuti, accompagnati.

Come utilizzeremo i fondi raccolti

Sostenere “Gaming che cura” significa rendere la cura più inclusiva, raggiungere ragazzi che oggi rischiano di restare esclusi dai percorsi terapeutici tradizionali, introducendo uno strumento innovativo che si è già dimostrato valido in altri contesti di cura. Con il tuo contributo, potrai aiutare a trasformare il videogioco in cura, relazione e futuro facendo la differenza per tanti giovani che si trovano ad affrontare un importante disagio.

I fondi raccolti saranno utilizzati per  l’acquisto di tecnologie e software utili alla realizzazione dell’attività, per allestimento delle tre postazioni terapeutiche e garantiranno la presenza di esperti di tecnologie assistive.

Il tuo supporto può trasformare questo progetto innovativo in azioni concrete, offrendo opportunità di crescita e supporto a tanti giovani!

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